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Di Julia Kristeva

"Essere una psicoanalista significa sapere che tutte le storie finiscono per parlare d'amore". Julia Kristeva spiega così l'origine di questo libro, ormai divenuto un classico. Il dolore che i pazienti confessano è sempre generato da una mancanza d'amore, sia essa presente o passata, reale oppure immaginaria. E se una possibilità c'è, per chi si pone all'ascolto, di intercettare e intendere questa sofferenza, essa è legata solo alla scelta di condividere quel senso di smarrimento che l'amore sempre mette in scena, dando così all'altro la possibilità di comporre il senso della propria avventura. "Storie d'amore" si confronta così con tutte le forme dell'amore: dall'agape cristiana all'amore sessuale, dall'amore fraterno a quello dei genitori verso i propri figli. Kristeva analizza quale sia la natura di questo sentimento, tanto vasto e universale, attraverso le sue molte manifestazioni: da Platone a san Tommaso, da Romeo e Giulietta a Don Giovanni, dai trovatori a Stendhal, dalla Madonna a Baudelaire o a Bataille. L'amore come figura delle contraddizioni insolubili, laboratorio del nostro destino: come se tutta la storia umana non fosse che un immenso e permanente transfert. Un'appassionata difesa dei sentimenti in un discorso che a partire dal metodo della psicoanalisi attraversa il pensiero, la letteratura, l'arte dell'Occidente, arrivando al cuore di tutti noi.

Di Paola Francesconi

“D'ètre pas-toute, elle a, par rapport à ce que je désigne de jouissance la fonction phallique, une jouissance supplémentaire..” (Encore, Séminaire XX, 1972-73).  Così scrive Jacques Lacan in un seminario in cui riapre il capitolo del femminile suggellando il famoso e sibillino aforisma il n’y a pas de rapport sexuel. La donna è non-tutta presa dal dominio del significante, non-tutta  catturata dal godimento fallico, la donna è folle ma non-tutta folle. Ancora, dalla Dora di Freud, e ancora, passando per le isteriche, e le mistiche, e le anoressiche e le depresse, e tutte le figure della clinica femminile, un gruppo di psicoanaliste e psicoanalisti lavorano sul femminile nella scena del declino del Padre, in preparazione del V Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi che si è svolto a Roma dal 13 al 16 luglio 2006, col titolo Il Nome-del-Padre. Farne a meno, servirsene. 

Di Diotima

Sul legame con la madre si è giocato nel passato recente il significato stesso di libertà femminile. Per alcune la libertà delle donne dipende anche dalla qualità del rapporto con la figura materna; altre non sono d'accordo sulla necessità di risalire a questo antico legame e di dargli tanta importanza politica. Qui le autrici seguono la prima strada. In particolare vengono considerati i suoi effetti nello spazio pubblico. E questo sotto la spinta di molteplici eventi. Uno dei più importanti è stato il dibattito attorno al referendum sulla procreazione assistita del giugno 2005. Lo scontro tra il mondo religioso della chiesa e quello laico ha impostato la questione dell'inizio della vita evitando di trattare, secondo le autrici, la centralità della madre e la dipendenza che la nuova vita ha da lei. È stato messo al centro un individuo senza legami di dipendenza da ciò che fa paura agli uomini: la potenza del materno. E un segno dello scacco del materno è stato l'ammutolire delle donne.