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Di Paola Francesconi

“D'ètre pas-toute, elle a, par rapport à ce que je désigne de jouissance la fonction phallique, une jouissance supplémentaire..” (Encore, Séminaire XX, 1972-73).  Così scrive Jacques Lacan in un seminario in cui riapre il capitolo del femminile suggellando il famoso e sibillino aforisma il n’y a pas de rapport sexuel. La donna è non-tutta presa dal dominio del significante, non-tutta  catturata dal godimento fallico, la donna è folle ma non-tutta folle. Ancora, dalla Dora di Freud, e ancora, passando per le isteriche, e le mistiche, e le anoressiche e le depresse, e tutte le figure della clinica femminile, un gruppo di psicoanaliste e psicoanalisti lavorano sul femminile nella scena del declino del Padre, in preparazione del V Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi che si è svolto a Roma dal 13 al 16 luglio 2006, col titolo Il Nome-del-Padre. Farne a meno, servirsene. 

Di Diotima

Sul legame con la madre si è giocato nel passato recente il significato stesso di libertà femminile. Per alcune la libertà delle donne dipende anche dalla qualità del rapporto con la figura materna; altre non sono d'accordo sulla necessità di risalire a questo antico legame e di dargli tanta importanza politica. Qui le autrici seguono la prima strada. In particolare vengono considerati i suoi effetti nello spazio pubblico. E questo sotto la spinta di molteplici eventi. Uno dei più importanti è stato il dibattito attorno al referendum sulla procreazione assistita del giugno 2005. Lo scontro tra il mondo religioso della chiesa e quello laico ha impostato la questione dell'inizio della vita evitando di trattare, secondo le autrici, la centralità della madre e la dipendenza che la nuova vita ha da lei. È stato messo al centro un individuo senza legami di dipendenza da ciò che fa paura agli uomini: la potenza del materno. E un segno dello scacco del materno è stato l'ammutolire delle donne.

Di Riccardo Caporali

L'autore ripercorre la storia millenaria del concetto di "Uguaglianza", una storia che si svolge tra luminose speranze e contraddizioni cocenti. Nel mondo antico l'uguaglianza è limitata dalla differenza gerarchica, fino al paradosso di Atene, culla della democrazia europea e, insieme, luogo di schiavitù. Più tardi, proprio dall'uguaglianza la cultura cristiano-medievale muove nei termini di una fratellanza universale, salvo ricavarne la necessità della subordinazione dell'uomo nella vita terrena. E ancora la filosofia politica moderna costruisce lo Stato partendo dall'assioma di un'uguaglianza naturale tra gli individui, che però nella realtà si trova a fare i conti con coppie dialettiche quali cittadino straniero, proprietario-proletario, padrone-schiavo, uomo-donna. Infine, l'oggi: un tempo incerto, caratterizzato dai fenomeni globali che sfidano l'uguaglianza sul terreno della sua contraddittoria universalità.